Foto AICentrifugato di sedano, prezzemolo, mela e carota
Un centrifugato fresco a base di sedano, prezzemolo, mela e carota.
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Ingredienti

- 2 pz Sedano
- 4 pz Carota
- 2 pz Mela
- 10 pz Prezzemolo
Procedimento
Puliamo le carote, le sbucciamo, le tagliamo a pezzetti e le mettiamo nella centrifuga.
Laviamo accuratamente il prezzemolo, lo tritiamo grossolanamente e lo aggiungiamo alle carote.
Laviamo le mele, le tagliamo in quattro parti, eliminiamo il torsolo e le mettiamo nella centrifuga.
Laviamo il sedano, togliamo lo strato esterno, lo tagliamo a pezzetti e lo aggiungiamo agli altri ingredienti.
Chiudiamo il contenitore della centrifuga e accendiamo l'apparecchio.
Prima di consumare, mescoliamo il succo ottenuto con un cucchiaino.
Questo non è cucina al fuoco, è meccanica pura: una centrifuga strappa l'acqua dalle fibre a forza di lame e velocità, e separa il succo dalla polpa secca che resta nel cestello. Il risultato dipende da un solo fattore: quanta acqua contiene davvero ciò che butti dentro. Carota e sedano sono quasi tutta acqua legata a fibra dura, la mela ne ha altrettanta ma più zuccheri, il prezzemolo invece è foglia leggera, poca resa, tanto profumo. Per questo l'ordine conta: le cose dure e fibrose (carota, sedano) vanno centrifugate per prime, aprono la strada e spingono il resto; le foglie fragili come il prezzemolo si aggiungono in mezzo, incastrate tra pezzi più duri, altrimenti la lama le sfiora appena e le lascia quasi intatte nel cestello, un difetto classico di chi butta solo erbe morbide da sole.
C'è chi dice che il centrifugato vada bevuto subito, sennò "perde le vitamine". Non è questione di vitamine che svaniscono in dieci minuti, è che l'ossigeno comincia subito a ossidare i composti della mela e della carota, e il colore vira, il sapore si appiattisce. Bere presto è buon senso, non magia.
Mescolare con un cucchiaino prima di bere non è un vezzo: il succo centrifugato si separa in strati, la parte più densa va a fondo, quella acquosa sopra. Senza mescolare bevi prima acqua, poi polpa, due esperienze diverse dello stesso bicchiere.
La carota è la base: tanta acqua, fibra robusta che tiene insieme il passaggio nella centrifuga, dolcezza di fondo. Va sbucciata perché la buccia è amara e piena di terra anche dopo il lavaggio. Se manca, va bene qualunque radice soda e dolce della stessa famiglia, la logica è: dura, acquosa, non amara.
Il sedano porta sapore vegetale deciso e un poco di sale naturale che suo malgrado contiene. Lo strato esterno va tolto perché è filamento puro, intasa la lama senza dare succo: è la causa reale di quel rumore strano e di quella schiuma eccessiva che a volte si sente durante la centrifuga, non un difetto dell'apparecchio.
La mela aggiunge zucchero e acidità, serve a bilanciare l'amaro del sedano e del prezzemolo. Va lavata bene e il torsolo va tolto perché i semi contengono composti che in quantità minime non fanno nulla, ma è comunque pulizia, non superstizione: meglio non masticare semi nella lama della centrifuga. Se la mela manca, una pera matura fa lo stesso lavoro di dolcezza e acqua.
Il prezzemolo è l'unico ingrediente che non dà acqua, dà odore e un amaro verde che taglia la dolcezza degli altri tre. Va tritato grossolanamente prima, non per estetica, ma perché le foglie intere scivolano sulla lama senza essere afferrate: tagliarle crea superfici che la centrifuga può davvero mordere.
In una cucina di casa italiana la centrifuga è l'unico "fuoco" di questa ricetta, e qui il fuoco non c'entra: l'unico limite reale è la potenza del motore, che se è debole scalda il succo per attrito invece di tagliarlo pulito, e il sapore ne risente leggermente. Non è un piatto da portare in tavola come primo, è un bicchiere a parte, bevuto in piedi o prima del caffè, non al posto della pasta.
La pazienza qui sta nel lavare bene ogni cosa prima, non nell'attesa in cottura: la resa dipende da quanto accuratamente hai pulito radici e foglie, non da quanti minuti giri la centrifuga.