Foto AIPignoccata siciliana
Palline di pasta fritta e ricoperte di miele caldo, un dolce tradizionale siciliano.
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Ingredienti

- 3 pz Uova
- 250 ml Latte
- 3 cucchiaio Zucchero
- 1 cucchiaio Olio vegetale
- 1/2 confezione Lievito per dolci
- Farina quanto basta
- Olio vegetale per friggere, quanto basta
- Miele a piacere
Procedimento
Sbattete con le fruste elettriche le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto omogeneo.
Aggiungete il latte, il lievito e l'olio e mescolate.
Incorporate poco a poco la farina, lavorando l'impasto finché non diventa abbastanza sodo.
Scaldate l'olio vegetale in una pentola.
Prelevate l'impasto con un cucchiaino e immergetelo con cautela nell'olio bollente.
Friggete le palline di pasta finché non diventano dorate.
Mettete le palline fritte su carta assorbente per eliminare l'olio in eccesso.
In una padella sciogliete il miele, aggiungete le palline fritte e mescolate con delicatezza.
Servite su un piattino.
La pignoccata è un dolce che si regge su un equilibrio semplice: un impasto morbido, un olio abbastanza caldo da farlo gonfiare subito, e del miele che lo tiene insieme a freddo. Non è un dolce fine, è un dolce di festa paesana — si fa per il Carnevale, nelle case dove un tempo il miele costava meno dello zucchero raffinato e il forno di casa non c'era o non conveniva accendere per poche palline.
La riuscita dipende tutta dalla temperatura dell'olio in cui friggete. Se è troppo basso, l'impasto si impregna e viene pesante, gommoso, un sasso dolce. Se è troppo alto, si scurisce fuori e resta crudo dentro. Il segnale giusto: immergete un pezzetto di impasto, deve salire a galla sfrigolando entro pochi secondi, circondato da bollicine fitte e regolari. Quello è il punto — non un numero sul termometro che in casa raramente avete, ma un comportamento da osservare.
C'è chi dice che la pignoccata va fatta con l'impasto durissimo, quasi da pasta frolla, per avere palline ben sode. No, perché un impasto troppo sodo non si gonfia in frittura: resta compatto, denso, e il miele dopo lo rende stucchevole invece che friabile. L'impasto deve essere sodo quanto basta per essere raccolto col cucchiaino senza colare, non di più — deve ancora avere aria dentro per gonfiarsi a contatto con l'olio caldo.
Le uova sbattute con lo zucchero non servono a montare una schiuma come per un pan di spagna: qui basta un composto omogeneo, denso quanto una crema liquida, perché il loro compito è dare struttura e un po' di colore dorato all'impasto, non ariosità da dolce da forno. Non serve la frusta elettrica a lungo: due minuti bastano, il tempo di veder sparire la consistenza granulosa dello zucchero.
Il latte stempera l'impasto e lo rende lavorabile; se non lo avete, un'acqua tiepida funziona quasi altrettanto bene, perde solo un po' di morbidezza e di sapore di fondo — non è un ingrediente che decide la riuscita, è un liquido con una funzione precisa: diluire.
Il lievito per dolci serve a far gonfiare un minimo le palline in frittura, a renderle leggere invece che compatte come gnocchetti. Mezza bustina basta perché l'impasto non deve crescere come un babà, deve solo "respirare" un poco mentre frigge.
La farina va incorporata a poco a poco, non tutta insieme, perché è lei che decide la sodezza finale: l'errore tipico è versarla tutta di colpo e ritrovarsi un impasto o troppo liquido o troppo duro, senza modo di correggere. Aggiungetela a cucchiaiate, mescolando, finché l'impasto si stacca dalle dita senza essere appiccicoso ma resta ancora morbido, cedevole alla pressione — quello è il punto giusto, prima citato.
Per friggere, in una cucina di casa la pentola stretta e alta è più sicura di una padella larga: ci vuole meno olio per avere la stessa profondità, e l'impasto non rischia di toccare il fondo bruciandosi. Un fornello domestico normale arriva benissimo alla temperatura che serve, non è un problema di potenza ma di attenzione: l'olio va scaldato gradualmente e controllato con l'occhio, non lasciato solo mentre si fa altro, perché passa in pochi minuti dal punto giusto al fumo.
Il miele va scelto fluido, di quelli che restano liquidi a temperatura ambiente — un miele già cristallizzato va scaldato comunque per scioglierlo, quindi tanto vale partire da uno liquido. Chi non ama il sapore deciso del miele di castagno può usare un miele di acacia, più neutro: cambia il retrogusto, non il meccanismo. E un po' di pazienza qui serve davvero, perché il miele caldo con le palline dentro va mescolato piano, con delicatezza, non rigirato con energia: altrimenti si rompono e si sfaldano invece di restare intere e lucide nel piatto.