Foto AIPizza Margherita
La classica pizza Margherita fatta in casa, con base soffice e topping di pomodoro, fior di latte e basilico fresco.
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Ingredienti

- 220 g Farina Manitoba
- 320 g Farina
- 330 ml Acqua
- 40 g Olio d'oliva
- 8 g Sale
- 5 g Lievito di birra
- 300 g Fior di latte tagliato a pezzetti piccoli
- 400 g Passata di pomodoro
- Sale a piacere
- Origano a piacere
- Basilico fresco, a piacere
- Olio d'oliva a piacere
Procedimento
Versate in una ciotola la farina e la farina Manitoba, sciogliete il lievito nell'acqua e aggiungetelo alla farina, impastate energicamente con le mani.
Aggiungete l'olio d'oliva e il sale, continuate a impastare finché l'impasto non diventa liscio e omogeneo.
Mettete l'impasto in una ciotola, coprite con pellicola alimentare e lasciate lievitare.
120 minRovesciate l'impasto su una superficie infarinata, dividetelo in due parti uguali, formando delle palline, mettetele su un vassoio e coprite con la pellicola.
Lasciate lievitare l'impasto.
30 minTrasferite l'impasto su una superficie infarinata e formate le basi per la pizza, stendendo l'impasto principalmente con le mani.
Disponete i dischi di impasto in due stampi da forno unti con olio, distribuite uno strato di salsa di pomodoro condita con olio d'oliva e origano.
Cuocete in forno preriscaldato a 250 gradi.
7 minTogliete le pizze e aggiungete il fior di latte, tagliato a pezzetti piccoli.
Rimettete in forno.
7 minAggiungete qualche foglia di basilico fresco e servite calde.
La pizza margherita è prima di tutto un impasto che respira, e tutto quello che succede dopo dipende da quanto bene gli hai lasciato fare il suo lavoro. Manitoba più farina comune non è un capriccio: la Manitoba ha più forza, cioè più glutine capace di trattenere l'anidride carbonica che il lievito produce, e tenere insieme una base morbida che altrimenti si straccerebbe stendendola. L'acqua e la farina insieme, impastate con energia, creano quella rete; l'olio ammorbidisce, il sale la rinforza e frena il lievito perché non corra troppo in fretta.
La lievitazione non è un orologio, è un segnale: l'impasto raddoppia, si gonfia, se lo premi con un dito torna su piano piano invece di restare infossato. Centoventi minuti sono il minimo, non il traguardo — se la cucina è fredda, aspetta di più, il lievito non guarda l'orologio, guarda la temperatura. C'è chi dice che più lievito significa lievitazione più veloce e più sicura. No, perché significa solo un sapore più aggressivo e una bolla meno controllata: la pazienza è l'ingrediente che sostituisce il lievito in eccesso.
La farina Manitoba, se non la trovi, si sostituisce con qualsiasi farina ad alto contenuto proteico — il criterio è la forza, cioè la capacità di assorbire acqua e reggere la lievitazione lunga; una farina debole va bene solo per impasti veloci, qui cederebbe. La farina comune che l'accompagna serve a bilanciare, a non rendere l'impasto troppo elastico da lavorare a mano.
Il lievito di birra sciolto nell'acqua prima di toccare la farina non è un vezzo: così si distribuisce uniforme, invece di restare in grumi che poi lievitano a macchie. Se usi il lievito secco, la dose si dimezza all'incirca, perché è più concentrato — il criterio è sempre guardare quanto gonfia, non il numero sulla bustina.
Il sale va aggiunto dopo l'acqua e il lievito, mai a contatto diretto con il lievito stesso: il sale lo rallenta, e se li fai incontrare troppo presto rischi un impasto pigro che non decolla. È un dettaglio piccolo che spiega perché l'ordine dei passaggi non è casuale ma segue la chimica, non un'abitudine tramandata per sentito dire.
Il fior di latte tagliato piccolo, non a fette spesse, serve a far sì che fonda in fretta nei sette minuti che gli restano in forno, senza dover restare dentro abbastanza da seccare il bordo. Se non lo trovi, una mozzarella normale ben scolata funziona, basta strizzarla un poco prima — il criterio è sempre la stessa cosa: poca acqua libera, altrimenti la pizza si allaga.
La passata di pomodoro condita a crudo con olio e origano prima di cuocere è economia pura: non serve cuocerla a parte, il forno la finisce lei, e risparmi un passaggio e una pentola da lavare. Il basilico fresco va messo solo alla fine, mai prima della cottura, perché il calore lo brucia e lo rende amaro — un difetto che si vede subito, foglie nere e sapore spento, non più quello fresco che cercavi.
Formare i dischi con le mani, non col mattarello, è un altro punto che conta: il mattarello schiaccia via le bolle d'aria che il lievito ha faticato a creare, e la pizza viene piatta, senza quel bordo che si gonfia in cottura. Le mani spingono dal centro verso i bordi e lasciano il cornicione intatto — è lì che si vede se l'impasto ha lievitato bene o no.
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