Foto AISamosa
Samosa ripiene di cavolfiore, patate e piselli speziati, cotte al forno e servite con una salsa allo yogurt greco, menta e coriandolo.
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Ingredienti
- 200 g Cavolfiore tagliato in piccole cimette
- 1 pz Cipolla tritata finemente
- 3 spicchio Aglio tritato finemente
- 2 cucchiaino Cumino essiccato
- 1 pizzico Pepe di Cayenna
- 1 cucchiaino Garam masala
- 1 cucchiaino Coriandolo macinato essiccato
- 1 cucchiaio Zenzero
- 300 g Patata bollita, raffreddata e schiacciata grossolanamente
- 150 g Piselli surgelati o freschi
- 1 mazzo Menta tritata finemente
- 1 confezione Pasta fillo
- Sale q.b.
- Pepe Nero q.b., fresco
- 3 cucchiaio Olio d'oliva per spennellare e friggere
Per la salsa
- 200 ml Yogurt greco
- 2 mazzo Menta fresca
- 2 mazzo Coriandolo fresco
- 1 cucchiaino Cumino essiccato
- 2 spicchio Aglio schiacciato
- 1 pz Lime succo e scorza grattugiata finemente
- 2 pz Lime tagliati a spicchi
Procedimento
Fate bollire le cimette di cavolfiore in una pentola d'acqua per 2 minuti, poi scolate.
2 minScaldate l'olio in una padella e fate soffriggere cipolla e aglio, aggiungete le spezie e lo zenzero grattugiato e mescolate bene. Poi aggiungete le patate, il cavolfiore cotto, i piselli, la menta e regolate di sale e pepe.
Tagliate la pasta fillo in rettangoli di circa 12 × 20 cm e spennellate la pasta con l'olio su entrambi i lati. Mettete 2 cucchiai di ripieno in un angolo e piegate gli angoli attorno al ripieno formando un triangolo. Ripiegate ancora alcune volte fino a esaurire la pasta, in modo che ogni samosa abbia più strati di fillo.
Preriscaldate il forno a 200 gradi in modalità ventilata. Spennellate le samosa con l'olio e cuocetele in forno caldo per circa 15 minuti, finché non saranno croccanti e dorate.
15 minPer la salsa mettete tutti gli ingredienti in un frullatore e frullate fino a ottenere un composto omogeneo. Regolate di sale, pepe o lime a piacere.
2 min
Il samosa è un sacchetto di pasta sottile che protegge un ripieno umido mentre fuori diventa croccante: tutto il meccanismo gira intorno a questo scambio tra dentro e fuori. Il ripieno va cotto e asciugato prima, non dentro il forno: dentro la pasta fillo si scalda in fretta, troppo in fretta perché l'acqua residua delle verdure riesca a evaporare senza bruciare gli strati esterni. Ecco perché il cavolfiore si sbollenta appena e si scola bene, e perché le patate si lessano e si schiacciano da fredde: un purè caldo e troppo umido bagna la pasta dall'interno e la rende gommosa invece che friabile.
C'è chi dice che il samosa debba per forza friggere nell'olio bollente per essere vero. No, perché il principio è la disidratazione veloce della superficie, non il mezzo: il forno ben caldo, a quella temperatura in cui un pizzico di farina gettato dentro annerisce in pochi secondi, fa lo stesso lavoro con meno unto e meno rischi in una cucina di casa, dove tenere una pentola d'olio a temperatura costante è più complicato che accendere il forno.
La riuscita si gioca su tre cose: il ripieno ben insaporito e non troppo bagnato, la pasta sempre coperta con un canovaccio umido finché non la si usa (si secca e si spacca in un attimo, è sottilissima), e la cottura portata a vista — quando i triangoli sono dorati e si sentono rigidi al tocco, non prima. Il tempo indicato è solo la soglia minima: ogni forno scalda diverso, ogni strato di pasta asciuga a velocità sua.
Il cavolfiore dà struttura al ripieno senza appesantirlo: cimette piccole, sbollentate pochissimo, così restano sode e non si sfaldano mescolandole con le patate. Se non c'è, va bene una zucchina tagliata fine o dei fagiolini a pezzetti — il criterio è una verdura che tenga la forma dopo una cottura breve, non una che si disfi.
Le spezie — cumino, coriandolo macinato, garam masala, un pizzico di cayenna — vanno tostate appena nell'olio con cipolla e aglio prima di aggiungere il resto: il calore secco libera gli oli aromatici che nell'acqua di cottura resterebbero chiusi dentro il seme. È lo stesso motivo per cui si usa lo zenzero fresco grattugiato e non in polvere: la polvere dà solo piccante, il fresco porta anche l'acidità e il profumo verde che bilancia le spezie più pesanti. Se manca una delle spezie elencate, il criterio è semplice: cumino e coriandolo danno la base terrosa, il garam masala la rotondità finale, la cayenna solo il pizzico — si può togliere senza che il piatto perda identità, mentre togliere cumino e coriandolo insieme lo snatura.
La patata va lessata e raffreddata prima di schiacciarla grossolanamente, non ridotta a crema: deve restare un po' a pezzi, altrimenti il ripieno diventa troppo compatto e secca la pasta attorno asciugandola per contatto. I piselli, freschi o surgelati, aggiungono un dolce che spezza la nota piccante — bastano quelli, non serve scongelarli prima, il calore della padella basta a cuocerli.
La pasta fillo è sottile per necessità, non per vezzo: serve a creare molti strati che, cuocendo, si staccano leggermente l'uno dall'altro e diventano croccanti come tante sfoglie minuscole, invece di restare un unico guscio spesso e gommoso. Chi non la trova può usare la pasta brisée tagliata sottile, sapendo però che il risultato sarà più simile a un rustico che a un samosa — la croccantezza a strati è un'altra cosa, e nasce solo da una pasta che si stende quasi trasparente.
Menta e coriandolo freschi nella salsa non sono interscambiabili per gusto ma lo sono per funzione: danno entrambi una nota verde e rinfrescante che l'acidità del lime e dello yogurt amplifica. Chi non sopporta il coriandolo può usare solo menta raddoppiata, il principio resta lo stesso — una base grassa e acida, profumata con erbe fresche tritate al momento, non essiccate, perché l'essiccazione toglie proprio l'olio volatile che rinfresca.
Una nota per chi la prepara in Italia: il samosa qui arriva prima di un pasto o come antipasto, non al posto del primo di pasta — lo spazio è quello dello stuzzichino caldo da offrire mentre si aspetta il resto, non quello del piatto che sazia. E va servito caldo, perché l'equilibrio tra croccante fuori e morbido dentro dura poco: con il caffè di fine pasto non c'entra nulla, è tutto un altro momento della tavola.
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